Prima di iniziare, una rassicurazione: qualunque caricatore per eBike si può collegare alla normale presa domestica, la classica “spina”. Non serve altro. Inoltre, nella quasi totalità dei casi, la batteria – che sia integrata o meno nel telaio – è estraibile: ciò significa che può essere ricaricata sia lasciandola installata sulla bicicletta, sia togliendola e portandola in casa o in ufficio.

 

 

Quanti Wh? Non serve esagerare

Innanzitutto, la distanza che si può coprire con una eBike è strettamente correlata alla capacità della batteria, è ovvio, ma non è l’unico: un accumulatore più capiente fornisce energia per più tempo, a parità di altri fattori.

Fattori che però, variando, possono influire in maniera importante sulla percorrenza: modalità di assistenza richiesta, peso del ciclista, dislivelli da superare, condizioni della strada… Biciclette, utenti e ambienti diversi generano mix di requisiti che favoriscono o ostacolano il raggiungimento di autonomie elevate.

 

 

 

Prima di iniziare, dobbiamo porci una domanda: ci serve davvero una vagonata di Wh?

Certo, un accumulatore maxi o una doppia batteria ci fanno sognare viaggi lunghissimi, ma se il nostro utilizzo delle eBike è il tragitto casa-lavoro e magari la gita fuoriporta della domenica, quelle batterie giganti sono solo peso in più che ci portiamo appresso. Per scoprire, al rientro, che abbiamo ancora una riserva abbondante di energia.

Il primo consiglio, quindi, è quello di fare una seria valutazione delle nostre reali esigenze, per evitare kg superflui e soprattutto spese inutili.

 

Autonomia: dipende (anche) da noi

Impariamo quindi a sfruttare in maniera ideale le potenzialità della nostra eBike, partendo da un’accortezza che può sembrare banale, ma che è fondamentale: non utilizziamo mai un grado di assistenza più elevato di quello che serve. Se il percorso è pianeggiante o non presenta dislivelli impegnativi, è inutile e anzi controproducente ingaggiare la spinta massima: si bruciano solo preziosi Wh.

 

 

Ricordiamoci che la pedalata assistita allevia la fatica, ma un po’ di lavoro bisogna lasciarlo alle gambe! E aggiungiamo: facciamo girare i pedali. Ovvero, scegliamo rapporti del cambio adeguati.

Affrontare una salita (o una ripartenza da fermi) con una marcia lunga impone fatica e mette sotto stress anche la drive unit. Quindi, che si scelga la modalità più invasiva o quella più blanda, pensiamo prima a selezionare il rapporto giusto, anche molto corto se serve: il motore assorbirà meno Wh, a tutto vantaggio della percorrenza.

 

Pesi e pendenze riducono il range

Pendenze elevate e fondi irregolari o sterrati richiedono notevole ingaggio della drive unit e fanno consumare di più. Anche il peso del ciclista e di tutto ciò che si trasporta sulla bici influisce, e non poco, sull’autonomia: un utente di 100 kg metterà doppiamente sotto sforzo il motore rispetto ad uno di 50 kg, è naturale. Quindi non bisogna stupirsi se la nostra eBike consuma di più durante un viaggio in cui è caricata con tanto di bagagli rispetto a quando la pedaliamo senza niente altro che noi in sella.

Altra accortezza: velocità costanti ottimizzano il lavoro di centralina e motore, mentre continui stop e ripartenze frequenti (tipiche dell’uso in città) incrementano il consumo. Alla prima pedalata in partenza da un semaforo, la eBike arriva ad assorbire fino a 4 volte ciò che consuma con una cadenza costante.

Altri fattori che incidono pesantemente sulla durata della batteria? Pneumatici sgonfi o con pressione bassa aumentano l’attrito (e di conseguenza l’assorbimento) fino al 30% in più rispetto a gomme correttamente gonfiate. Per lo stesso principio, coperture tassellate sono meno efficienti – dal punto di vista del dispendio energetico – di alternative stradali o comunque più scorrevoli.

 

 

Anche le pastiglie freno mal regolate e costantemente a contatto con i dischi possono arrivare a sottrarre fino al 10% di autonomia. Viaggiare con il vento contrario è faticoso per il ciclista e pure per il motore, che arriva a richiedere fino al 50% di energia in più. Per lo stesso motivo, più si viaggia veloci, più elevata è la resistenza aerodinamica e, quindi, è maggiore il consumo.

 

Buona manutenzione = lunga vita

Una corretta manutenzione generale della bicicletta è il pilastro su cui si fonda il corretto utilizzo di una eBike e che le permette di durare più a lungo. Abbiamo detto che una bici senza attriti fila veloce e richiede meno sforzo da parte di ciclista e drive unit.

Ma anche lo sporco, le incrostazioni e la ruggine sono nemici giurati delle parti meccaniche così come di quelle elettroniche. Basti pensare che i contatti ossidati della batteria possono generare dispersioni e ridurne l’autonomia fino al 80%! Leggi qui come lavare l’ebike.

 

 

Persino le escursioni termiche elevate (come il caldo estivo o il gelo d’inverno) rendono la batteria decisamente meno prestante, e la riduzione di capacità può attestarsi anche intorno al 50-60% nei casi più estremi.
Teniamo poi conto che l’età della batteria porta ad una riduzione della percorrenza massima. I moderni accumulatori sono garantiti per centinaia di cicli di ricarica, superati i quali però viene perduta progressivamente la capacità, che può ridursi anche della metà.

Non saltare i tagliandi previsti è una buona, anzi ottima accortezza: durante il check del veicolo, il rivenditore autorizzato esegue anche una minuziosa analisi dei componenti elettronici, ne verifica lo stato di salute, gli eventuali bug e aggiorna il software con le release più recenti per mantenerlo sempre al top dell’efficienza.

Infine: prima di procedere con la ricarica successiva è bene sfruttare a fondo la carica residua della batteria, ma senza mai “rimanere a secco” totalmente. Scaricarla del tutto non le fa proprio bene. Così come non è indicato – durante i lunghi periodi di inattività – lasciare la batteria inserita nella bici (meglio riporla in casa, in un luogo fresco e asciutto, al riparo dai raggi solari e dall’umidità), con una carica residua compresa tra il 40% e il 60%: celle troppo cariche o, all’opposto, totalmente scariche, perdono la propria capacità di immagazzinamento dell’energia.

 

Tempi e costi

Quanto tempo impiega una batteria a ricaricarsi?

Ecco un’altra domanda frequente. Anche in questo caso non esiste una risposta univoca: dipende dalla capacità dell’accumulatore e dal tipo di caricabatterie. Esistono infatti modelli compatti da 2 Ampére e altri, più rapidi, da 4 e da 6 Ampére.

 

 

Ma diamo qualche esempio: una batteria da 625 Wh completamente scarica impiega circa 4 ore per arrivare al 50% e oltre 8 ore per raggiungere il 100% con un caricatore da 2A. Con un fast charger (6A) i tempi si riducono drasticamente, e passano rispettivamente a 90 minuti (0-50%) e 3 ore e mezza (0-100%).

Va detto che la carica non è lineare: sul finale rallenta, per consentire il corretto riallineamento delle celle, operato dalla centralina del caricatore per ottimizzare la distribuzione di corrente all’interno dell’accumulatore.

E la spesa? La eBike non è una lavatrice che rimane attaccata alla presa per ore facendo lievitare la bolletta: basta verificare il costo del proprio fornitore per ciascun kiloWatt (ovvero 1.000 Watt) e fare una semplice equazione. Mediamente, in Italia, l’energia elettrica costa 0,25 euro/KWh. Quindi la carica da 0 a 100% di una batteria da 625 Wh costa circa 16 centesimi di euro.

Decisamente più salato il conto quando ci si trova nella necessità di sostituire la batteria perché deperita e non più efficiente: si arrivano a sborsare diverse centinaia di euro. Vale dunque la pena di trattare il nostro “serbatoio di energia” con le dovute accortezze perché ci faccia fare tanta strada per molti anni!

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